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Scomparsa di Padre Verri Gianfranco

20 aprile 2020

sacerdote e personaggio legato alla Comunità Sanpolese

Data di Pubblicazione

20 aprile 2020

EVENTO

Martedì 17 marzo, nell’infuriare del morbo Covid-19, è giunta la triste notizia della morte padre Gianfranco Verri, padre giuseppino del Murialdo, professore, animatore e confessore per molti anni negli istituti di Oderzo e Ponte di Piave. Oltre la vocazione sacerdotale, ha avuto il dono di essere un artista autodidatta fin dalla più giovane età, con un percorso pittorico d’arte sacra conosciuto in tutti i continenti. Una produzione artistica vastissima, nelle varie tecniche a matita, a carboncino, a pastello, a tempera e a olio, che arricchiscono le pareti di molte famiglie  e tantissime chiese.

LA VITA E LE SUE OPERE

Era nato l’1 marzo 1931 a Segusino, quinto dei dieci figli di Domenico e di Maria Girardi. Il 22 agosto 1934, a soli 3 anni d’età, Gianfranco si trasferisce con la sua famiglia a San Polo di Piave dove il padre assume l’incarico di Segretario comunale, trovando ospitalità all’ultimo piano dell’attuale municipio, oggi sede dell’ufficio tecnico. Frequentò la locale scuola elementare, allievo dell’indimenticata maestra Elena Ambrosetto, verso la quale conserverà sempre un affetto filiale tanto da celebrarne il funerale nel 1994. Risale a quegli anni sanpolesi il suo primo contatto con l’arte, affascinato dal pittore veneziano Renzo Zanutto, ospite in Castello dei signori Giol nei primi anni del secondo conflitto mondiale. A circa dieci anni osservava l’artista dipingere la grande pala de “La cacciata dei mercanti dal Tempio”, poi collocata nella parete sinistra dell’abside di fronte a “La Conversione di San Paolo” di Luigi Cima. Renzo Zanutto dipinse per la chiesa parrocchiale anche un “San Giovanni Battista” oggi collocato nella cappella del fonte battesimale e un “San Giovanni Bosco”, visibile sopra il portone d’ingresso prima di uscire dalla chiesa. Il piccolo Gianfranco raccoglieva tutti i tubetti ed i vasetti di colore usati dall’artista veneziano, per poi cimentarsi a casa nel riprodurre nature morte e personaggi vari. Il suo debutto artistico avvenne proprio in quegli anni, quando nel 1943 a soli 12 anni realizzò il “San Giorgio a cavallo che trafigge il drago” collocato nell’abside dell’antichissima chiesa di San Giorgio a San Polo di Piave. Il quadro fu portato solennemente in processione da San Polo a San Giorgio ma l’autore, Gianfranco Verri non fu presente perché nel frattempo era entrato in seminario, nell’istituto dei giuseppini del Murialdo. Oltre l’arte aveva trovato la vocazione sacerdotale grazie a mons. Giuseppe Chiarelli, allora arciprete di San Polo, amico fraterno della famiglia Verri. La famiglia Verri lasciò San Polo subito dopo la fine della guerra e il 15 ottobre 1945 si trasferì ad Altivole. Completati gli studi, venne ordinato sacerdote nel 1958, coetaneo di un altro illustre giuseppino, don Domenico Franco, anche lui recentemente salito in cielo dopo un calvario di tanti anni di infermità. Dopo varie esperienze nelle case giuseppine, arrivò a Oderzo nel 1964 come insegnante di disegno e anche di religione nel Liceo scientifico. Risale all’inizio degli anni 70, il suo approfondimento de “Il poema dell’Uomo Dio” della veggente Maria Valtorta, che segnerà un punto fondamentale non solo nella sua vita sacerdotale, ma anche in quella artistica. La lettura dei 10 volumi dell’opera lo portò ad una narrazione artistica più vicina al racconto della veggente; ad esempio le sue Madonne da bionde con gli occhi azzurri, nella classica iconografia occidentale, diverranno brune con gli occhi scuri. La presenza ad Oderzo termina nel 1979, ma già dall’anno precedente era divenuto padre spirituale di Anna Maria Ossi, un’altra veggente; da questo incontro nascerà l’8 gennaio 1994 l’ “Opera Corona del Cuore Immacolato di Maria Santissima” con sede a Berbenno in provincia di Bergamo. Il 12 novembre 2003 Padre Gianfranco ebbe il privilegio di incontrare Papa Giovanni Paolo II e di donargli un rosario dell’associazione mariana che rappresentava e un quadro raffigurante “La presentazione di Gesù Bambino al Tempio”.

Dal 1987 al 1995 ritorna in terra trevigiana presso l’istituto giuseppino di Ponte di Piave dove gli fu messa a disposizione una palestra per il suo studio artistico ed in questi 8 anni arricchisce innumerevoli chiese del trevigiano e del veneziano con pale, quadri e Via Crucis. Ritorna molte volte al paese della sua infanzia, San Polo di Piave, grazie anche alla profonda amicizia con mons. Vittorio Battistin e don Giuseppe De Nardo. Già nel 1973 aveva dipinto la pala del Sacro Cuore per il nuovo altare del Santissimo realizzato dopo i lavori di adeguamento della chiesa alle nuove direttive conciliari. Venne incaricato di affrescare le tre nicchie dell’antico capitello delle 7 strade, dove realizzò un San Giorgio verso est e l’omonima frazione, una Madonna col bambino verso sud, direzione del Tempio della Guizza, e un San Paolo verso la chiesa parrocchiale. Nell’estate del 1988 restaurò l’antico capitello posto all’uscita del centro abitato verso Tezze di Piave. Sempre a quegli anni risale la realizzazione di una grande tela con i tre Papi veneti, già Patriarchi di Venezia, Pio X, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo I, commissionata da mons. Battistin e poi collocata nella parete di destra della cappella del Santissimo. In questa tela Padre Verri volle inserire se stesso nell’atto di tenere aperto il piviale di Papa Pio X, verso il quale aveva una particolare venerazione. La cappella doveva essere completata da una “Ultima Cena” sulla parete di sinistra, ma il trasferimento di padre Gianfranco a Ravenna presso l’Opera San Paolo, e la progressiva infermità di mons. Vittorio Battistin fecero arrestare il progetto di quella che avrebbe voluto essere la “Cappella Verri” qui a San Polo di Piave. Nel 2008 a Ravenna festeggiò il 50° di sacerdozio pubblicando un corposo volume dal titolo “La S. Famiglia di Gesù. Testi omiletici e opere pittoriche di Padre Gianfranco Verri”.  Nei primi mesi del 2009 venne trasferito presso la Casa San Giuseppe a Valbrembo in provincia di Bergamo, dove nel 2018 ringraziò il Signore per il suo 60° di sacerdozio.

Ora lo pensiamo salito in Cielo, accolto dalla Madre Celeste che tanto ha invocato e tentato di raffigurare migliaia di volte. Ora nella visione beatifica potrà finalmente realizzare dal vero  il quadro che ha sempre sognato di fare durante la sua lunga vita sacerdotale ed artistica. (Vinicio Cesana)